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L'urbanesimo in Africa

Gran parte della popolazione africana vive nei villaggi o in piccoli centri; tuttavia l'urbanesimo è in fase di vertiginoso sviluppo, soprattutto nei Paesi dove l'economia è più vivace e moderna. Da questo punto di vista perciò si hanno differenze notevoli: si passa da una percentuale di popolazione urbana neppure superiore al 5% dei Paesi sudanesi, al 25% della Nigeria e della fascia guineana, ai valori ancora superiori della Repubblica Sudafricana. Anche se attualmente si trova in fase di profonda decadenza, il villaggio rappresenta ugualmente l'imprescindibile elemento della geografia del continente. In esso si esprime tutta la civiltà africana nelle sue espressioni sociali, economiche, religiose. Non esiste un villaggio tipico e si può dire che ogni gruppo etnico abbia proprie forme d'insediamento.

L'urbanesimo nelle sue espressioni più vicine a quello moderno nasce con i contatti tra il mondo africano e islamismo e tra il mondo africano e quello europeo.

L’ origine del fenomeno è puramente legata ad interessi commerciali, quindi di paesi e organizzazioni non africane. A ciò si deve la nascita delle città lungo il fiume Niger (nelle quali si ritrovano i motivi propri dell'urbanesimo islamico benché spesso splendidamente elaborati in modo nuovo), delle città arabe affacciate sull'Oceano Indiano, dove sorsero i primi porti commerciali portoghesi.

Con il definitivo imporsi delle potenze europee si ha tuttavia una fioritura di nuovi centri sulle coste occidentali, ancor oggi testimoniati dagli antichi nuclei delle moderne città dove si trovano fortificazioni ed edifici che riprendono l'architettura europea.

Gli sviluppi moderni dell'urbanesimo iniziano però soltanto nel Novecento in seguito alla costruzione di strade e ferrovie destinate a collegare i porti e le città costiere con le aree di sfruttamento agricolo o minerario dell'interno. L'intensificarsi delle attività commerciali e di sfruttamento coloniale portò alla formazione di città “europee”, che i colonizzatori vollero il più possibile simili a quelle della madrepatria: questo urbanesimo “Europeo” ha portato alla nascita di quello africano, rifugio delle popolazioni che hanno ricreato intorno al nucleo europeo l'ambiente d'origine, talora le stesse capanne del villaggio nativo, conservando una certa fedeltà ai legami tribali.

La città africana è così composita, diversificata, poco organica, con quartieri distinti (quartieri bianchi o quartieri indiani al centro, quartieri africani, ognuno sede d'un gruppo tribale alla periferia).

Inoltre essa continua a essere economicamente priva di mezzi per risolvere i problemi sociali delle sue numerose masse d'immigrati; la bidonville è tipica espressione dell'urbanesimo africano di oggi, un fenomeno veramente incontrollabile, diffusissimo se si pensa che gran parte delle maggiori città africane hanno raddoppiato la loro popolazione nel giro di appena 10-15 anni. Esse, costituite per lo più da baracche a un piano, di mattoni, fango, legno, latta, sono del tutto prive di acqua potabile e servizi igenico-sanitari o di altro tipo. Nella Repubblica Sudafricana l'urbanesimo, tutto controllato dai bianchi, nasce naturalmente con un volto più razionale, moderno, di tipo americano; nell'Africa settentrionale un caso unico è Il Cairo, la cui popolazione viene stimata, per l'agglomerato urbano, di oltre 15 milioni di abitanti ed è la più popolosa città africana, diretta espressione della concentrazione demografica della valle del Nilo.






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